L’isola
più famosa
Il nuovo
reality show
Vince chi riesce ad essere
più buono.
I
personaggi del reality
Il pescatore: nonostante non può più pescare nelle acque dove è
cresciuto porta un omaggio preziosissimo al bimbo… un po’ di pesce, ricco di
fosforo, perché in futuro l’umanità si ricordi di queste strane ingiustizie.
Il pastore: lui ha tanti problemi: in Calabria è il più comune
illegale perché fa pascolare i suoi animali per le montagne, non può produrre
troppo latte altrimenti subisce una multa, ma continua a condurre il suo gregge
sicuro solitario e romantico nonostante questi e altri problemi. Il suo dono è
un po’ di lana che di solito vende sottopagata alle multinazionali degli abiti
come Nike, Reebok, Levis, CK, Versace, D&G, insomma tutte!
Il calzolaio: un altro poveraccio… le scarpe che cuce secondo lui
non sono stupende, anzi! Deve attenersi a fare quello che gli viene detto dal
capo; è un bambino, piccolo, con le mani piiiiccole piccole e per questo viene
scelto per cucire il cuoio. Non c’è marca che si salva… tutti cattivi sono! Il
suo dono è un paio di scarpette fatte sacrificando per qualche giorno le 4 ore
di sonno che gli sono permesse, ma soprattutto sono una sua idea!
La mugnaia: suo marito ha ricevuto pressioni e
minacce affinché comprasse il concime prodotto da un’azienda d’oltreoceano, si
è opposto ed ora per sfamare la famiglia la donna deve fare il lavoro che prima
si faceva in due. Porta un sacco di farina frutto del suo lavoro e della sua
resistenza alla “tirannia”.
Il pifferaio: è un sognatore, un irriducibile. Pensa che la
musica cambierà i cuori di tutti gli abitanti del mondo. Cosa può portare se
non l’arte del suono?
L’ortolano: sopravvive felice. Il suo orto riesce a nutrire la
sua famiglia e quel che gli avanza lo vende al mercato cittadino… ma se dovesse
arrivare un periodo di carestia. Le sue verdure sono le più buone e lui ne dona
un cesto pieno!
Il fannullone: è il criminale più pericoloso perché è un ramo
morto della società. Porta la sua spensieratezza, la sua lentezza, la sua
simpatica antipatia e l’ombra di un sicomoro.
L’elemosiniere: porta un cappello da usare come cestino per
raccogliere qualcosa, non ha niente se non la dignità che vende in cambio di
qualche grammo di metallo. Ma porta anche la condanna di qualche
comune del nord dove è stato trovato a lavare vetri al semaforo!
Maria: donna di 16 anni già sposata e con un bambino.
Timida, ma decisa. Offre il suo corpo.
Giuseppe: un lavoratore che s’è fatto fregare da un ignoto e
poi per salvare il “suo” figlio gira mezzo mondo… un fesso perché offre tutta
la sua vita!
Il Bimbo: un bimbo che nasce così non può che avere un futuro
difficile… un bimbo che nasce così chissà come muore… chissà se
muore…

L’isola
e il mattone – il vero reality (http://lisolaeilmattone.blogspot.com)
La nostra voglia di
spettacolo e di pettegolezzo forse non è così giusta… e non c’è nessuna
filosofia o opinione di mezzo.
Comunicato stampa
Milano, 3
settembre 2007
“Isola dei famosi” e l’isola del mattone
I villaggi vacanze dopo il reality
Dietro il reality show di Rai2, in
programma da metà settembre, c’è un megaprogetto turistico per un resort di
lusso sulla costa caraibica dell'Honduras. Il 17 agosto è stata posata la prima
pietra. A incaricarsi dei lavori è l'italiana Astaldi. La popolazione locale, i
garifuna, protesta e denuncia: “Il progetto minaccia la nostra sopravvivenza”.
L’isola dei famosi
cancella gli indigeni
Carta
Quotidiano 4 ottobre 2007 ore 18.00
Enzo
Mangini
Dietro
le avventure dei naufraghi finti, il reality show nasconde la realtà: a pochi
chilometri da Cayo Cochino, dove sono esiliati i «famosi» dello show di
Magnolia-RaiDue, vive la maggior parte del popolo indigeno garifuna.
Trecentocinquantamila persone, in 46 comunità sparse lungo la costa atlantica
dell’Honduras.
«Non
sono più 46 ma 45 – dice Alfredo Lopez, un rappresentante dell’Organizacion
fraternal de los pueblos negros de Honduras [Ofraneh] – pochi giorni fa la
comunità di Miami è praticamente scomparsa». I 150 abitanti del villaggio sono
stati accolti nelle comunità vicine, attorno a Cayo Cochino e alla Baia de
Tela. Miami è, anzi era, una delle comunità al centro del progetto di
«sviluppo» turistico di Baia de Tela, promosso dalla multinazionale edilizia
italiana Astaldi. La baia è a pochi chilometri dalla fascia costiera ricca di
mangrovie e paesaggi affascinanti dove si sono accampate le troupe dell’Isola
dei famosi. Uno spot lungo mesi per lanciare il «turismo» italiano in Honduras
e quindi creare la domanda che Astaldi, con il suo progetto di resort ad alto
impatto ambientale, è pronta a soddisfare. Non solo. Già la realizzazione del
reality show pesa sulle comunità garifuna: «Le zone dove vivono le troupe e
dove si gira lo show sono presidiate dalla polizia e dall’esercito
dell’Honduras – racconta Lopez – Non siamo liberi di spostarci sulla nostra
terra, perché ci sono zone dove è stato proibito l’ingresso. Inoltre, i
movimenti delle barche e le attrezzature televisive spaventano la fauna delle
lagune, come le tartarughe marine. E poi – continua – è terribile vedere un
tale spreco di denaro in una regione depressa come la nostra».
Lopez ha
tenuto oggi una conferenza stampa al senato, assieme a Luca Martinelli, di Mani
Tese, che assieme ad altre associazioni promuove la campagna «L’isola e il
mattone» [www.lisolaeilmattone.blogspot.com]. I lavori nella Baia de Tela
procedono un po’ più lentamente di quanto l’impresa e il governo vorrebbero. Le
proteste dei garifuna e l’attenzione che la vicenda sta ottenendo dalla stampa,
anche internazionale, hanno rallentato le ruspe. E intanto, la storia del
resort «Los micos» sta per diventare un documentario. Le organizzazioni che
sostengono la campagna hanno girato un video, «I pirati della baia». Se ne può
prenotare una copia su www.produzionidalbasso.com.
Il
progetto di resort «Los micos» prevede quattro hotel di lusso, 256 ville, un
campo da golf, un centro ippico e un centro commerciale per una superficie
totale di 300 ettari. Per costruire il campo da golf verrà interrata una laguna
protetta dalla Convenzione internazionale per la protezione delle paludi.
Secondo Astaldi è un progetto che porterà lavoro e sviluppo nella zona.
«Conosciamo Astaldi da molto tempo – risponde Lopez – e non ci fidiamo di
quello che dicono. In altri casi, hanno portato la manodopera da fuori. Alle
comunità indigene del posto non rimarrà nulla. Verranno cancellate, come
Miami».
I
garifuna accusano il governo dell’Honduras di aver chiuso un accordo con la
Astaldi senza nemmeno consultare le comunità che vivono nella zona del progetto
e che, secondo Lopez, lo avrebbero bocciato. «La tattica del governo è semplice
– spiega – prima la terra comune di ogni villaggio viene divisa e privatizzata.
Una
volta smembrata la comunità, non rimane altro che convincere a vendere la
terra. Così non rimane nulla. Non ci meraviglia che Astaldi abbia concluso un
accordo con il governo. Ma vorremmo far notare una cosa: l’Honduras, oltre a
essere uno dei paesi più poveri di tutto l’emisfero occidentale, è anche il più
corrotto del Centroamerica. Come possiamo fidarci del governo e di chi fa
affari con loro?»
«Questo
progetto è un’imposizione dello stato honduregno – dice Lopez – nel quale noi
non siamo coinvolti e che noi non abbiamo chiesto. Vorremmo piuttosto che i
fondi internazionali che arrivano in Honduras dal 1998, quando l’uragano Mitch
ha distrutto il paese, fossero spesi meglio e per progetti che rispondono ai
bisogni delle comunità e non ai piani affaristici dell’elite».
La TV fa male… e
non agli occhi dei bambini che la guardano, ma alla vita di chi la subisce
perché c’è qualcuno che trova interesse per programmi probabilmente poco
costruttivi!